Quando hai crediti da incassare, la tentazione è guardare solo ai clienti che non pagano. In realtà, la velocità con cui recuperi quei soldi dipende anche dalla qualità del tuo rapporto con le banche: più la banca si fida di te, più è disposta a sostenerti con strumenti e linee di credito che ti danno ossigeno mentre negozi con i clienti o attivi azioni di recupero. Questo, in concreto, significa soluzioni che stabilizzano la liquidità e che evitano di farti prendere decisioni affrettate, come fermare gli acquisti, rallentare le consegne o accumulare penali.
Costruire questo rapporto con un istituto di credito non è questione di charme, ma di metodo: bisogna presentare numeri in ordine, avere una comunicazione trasparente e piani realistici su incassi e pagamenti. Se la banca vede coerenza tra ciò che dichiari e ciò che fai, la tua rischiosità percepita scende e l’accesso al credito diventa più rapido e meno costoso.
Perché il rapporto con la banca conta (anche quando devi recuperare crediti)
Un rapporto solido con la banca non serve solo a “chiedere soldi”, ma ti aiuta a stabilizzare la cassa, a gestire picchi di incasso e di pagamento e a negoziare meglio con i tuoi clienti. Avere una relazione strutturata significa poter programmare il fabbisogno di circolante lungo l’anno e ridurre gli sconfinamenti. Se l’istituto ti vede organizzato e trasparente, sarà più semplice ottenere anticipi fatture, linee di cassa temporanee (fidi a breve per coprire i picchi) o strumenti come il confirming, un servizio bancario in cui un’azienda delega a una banca o a un factor la gestione dei pagamenti, assicurando il rispetto delle scadenze.
Con questi strumenti puoi reggere i tempi del recupero crediti senza bloccare acquisti o pagamenti, mantenere la continuità operativa e negoziare piani di rientro con più margine di manovra. In più, una gestione ordinata dei conti migliora nel tempo rating e condizioni economiche.
“Controllo dei numeri”: cosa significa in pratica
Per banca e impresa “parlare la stessa lingua” significa raccontare i numeri in modo semplice e coerente. Illustra come si muove la cassa, quali indicatori usi per provare che il debito è sostenibile, che cosa stai facendo per ridurre il DSO (giorni medi di incasso) e qual è la qualità del portafoglio crediti, distinguendo per anzianità (aging), segnalando eventuali incagli e le concentrazioni sui principali clienti.
Ecco ciò che la banca si aspetta di vedere.
- Cassa e fabbisogno. Spiega da dove arrivano e dove vanno i flussi. Mostra un cash flow previsionale che evidenzi entrate attese e uscite previste. Separa le uscite fisse (stipendi, affitti, mutui, imposte e IVA) da quelle variabili (acquisti, spedizioni, marketing) e indica i picchi di fabbisogno e come li copri.
- Indici chiave. Evidenzia quelli che interessano davvero a chi fa credito: DSCR (indice finanziario che misura la capacità di un’azienda di coprire il servizio del proprio debito con i flussi di cassa operativi che genera), leverage (l’uso del debito o di capitali presi a prestito per finanziare un investimento o un’attività, con l’obiettivo di aumentare la potenziale redditività) e marginalità. Spiega come li calcoli, commenta, ad esempio, il trend degli ultimi quattro trimestri e indica le azioni correttive già in corso.
- DSO. Sono i giorni medi di incasso delle fatture. Più il DSO è alto, più la banca percepisce rischio di liquidità. Presenta il trend degli ultimi mesi e le leve attivate, tra cui automazione dei solleciti, scoring clienti e limiti di fido, revisione dei termini di pagamento, sconti per pagamento anticipato e factoring sui clienti a maggior rischio.
- Aging dei crediti. È il report che divide i crediti per anzianità (0–30, 31–60, 61–90, >90 giorni) ed è utile per distinguere ritardi “fisiologici” dagli incagli, ovvero da quei clienti momentaneamente in difficoltà che non rispettano le scadenze.
Centrale rischi e rating: cosa sono e perché influiscono sul credito
Prima di parlare di strumenti, vale la pena capire due “lenti” con cui la banca legge la tua azienda: la centrale rischi e il rating.
La centrale rischi è la “radiografia” mensile dei tuoi rapporti bancari – affidamenti concessi, utilizzi, eventuali sconfinamenti e ritardi. È la prima fonte che l’istituto consulta per valutare come gestisci il credito. Per presentarti al meglio, abitua il team a scaricarla e leggerla ogni mese, correggere subito eventuali anomalie, evitare gli sconfinamenti e, soprattutto, spiegare con anticipo eventuali picchi di utilizzo legati a stagionalità o a grandi commesse: una nota preventiva spesso evita una segnalazione negativa.
Il rating è invece il giudizio sintetico di rischiosità che ogni banca attribuisce all’azienda. Combina bilanci, andamentale, cioè il comportamento creditizio di un’impresa nel tempo, e storico dei pagamenti. Un rating migliore si traduce in condizioni economiche più favorevoli e tempi di risposta più rapidi. Per migliorarlo, punta su bilanci puliti e tempestivi, indici in miglioramento, assenza di sorprese sull’andamentale, governance chiara e un piano industriale credibile che spieghi dove stai andando e come genererai cassa.
Il “pacchetto banca”: cosa consegnare per accelerare le delibere
Prima di inviare la richiesta di credito alla banca, prepara un dossier essenziale e aggiornato che permetta alla banca di farsi un’idea chiara e rapida del tuo profilo di rischio e del piano di rientro. Qui sotto trovi alcuni dei documenti da includere e come presentarli, con l’obiettivo di ridurre domande di integrazione, accorciare i tempi di delibera e negoziare condizioni migliori.
- Executive summary. Spiega in modo diretto chi sei e cosa fai, l’importo richiesto, la destinazione dei fondi, le fonti di rimborso e l’impatto su KPI chiave (come DSO e DSCR).
- Business plan. Presenta conto economico e stato patrimoniale previsionali, ipotesi esplicite (prezzi, volumi, margini, tempi di incasso e pagamento), due scenari (base e prudente) e una breve analisi di sensitività su due o tre variabili critiche, come, ad esempio, ritardo incassi, aumento costi e slittamento commesse.
- Cash flow. Mostra i flussi settimanali per le prossime settimane (entrate, IVA, rimborsi, uscite per stipendi e imposte) e un forecast mensile su dodici mesi. Evidenzia i picchi di fabbisogno e come li copri.
- Aging crediti e concentrazioni. Allega l’aging per fasce, la top 10 clienti con pesi sul fatturato, eventuali contestazioni aperte e le azioni attive per ciascun bucket (solleciti, blocco ordini, piani di rientro, cessione e recupero).
Per recuperare crediti senza andare in apnea servono metodo, trasparenza e coerenza tra ciò che prometti e ciò che fai. Metti in ordine i numeri, presidia le due “lenti” della banca e prepara un pacchetto chiaro, dettagliato e completo. In questo modo abbassi la rischiosità percepita, accorci i tempi di delibera e ottieni linee davvero utili quando servono.
Se vuoi un confronto operativo sul tuo caso, puoi consultarmi: insieme possiamo fare un check‑up del “pacchetto banca”, leggere la tua centrale rischi e definire i prossimi passi per migliorare rating, condizioni e accesso al credito.